Claudio Sanna pianoforte è un interprete e camerista di straordinaria sensibilità, capace di trasformare ogni concerto in un racconto musicale. Il suo percorso attraversa i principali teatri italiani ed europei, unendo rigore, poesia e una ricerca costante del suono.
Quando Claudio Sanna racconta la sua storia, lo fa con la calma e la precisione di chi ha vissuto la musica da dentro, come un respiro lungo una vita intera. Tutto è iniziato a Sassari, in un’aula del Conservatorio “L. Canepa” di Sassari, tra i tasti consumati di un pianoforte verticale e la curiosità di un ragazzo che già allora cercava non solo le note, ma il loro significato.
Dopo il diploma, la strada si è fatta più ampia e luminosa. L’incontro con maestri come Andrea Lucchesini, Pietro De Maria ed Enrico Stellini all’Accademia di Musica di Pinerolo ha affinato il gesto e il pensiero; con Carlo Fabiano, presso l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Claudio ha scoperto la profondità del dialogo cameristico: l’arte dell’ascolto reciproco, il respiro condiviso.
Negli anni, il suo pianoforte ha dialogato con musicisti straordinari – Franco Maggio Ormezowski, Enzo Caroli, Michel Bellavance, Marco Zoni, Alessandro Moccia, Patrick De Ritis – in teatri e sale che hanno segnato la storia della musica: dalla Scala all’Arena di Verona, dal Teatro Bibiena ai Musei Vaticani, fino alla Sala Verdi del Conservatorio di Parma. Ogni luogo, ogni incontro, un frammento di una lunga costruzione interiore.
Alcuni momenti restano incisi come vertigini: il Pierrot Lunaire di Schoenberg con Sonia Bergamasco, dove la parola si piega al suono e il suono diventa teatro; la Petite Messe Solennelle di Rossini, affrontata con il rigore di chi conosce la leggerezza del sacro; la prima assoluta di Casinòpérà di Luciano Chessa a Montecarlo, sotto lo sguardo del Principe Alberto II e della Principessa Carolina, come un atto di pura contemporaneità nel tempio del gioco.
Con ADM Soundscape, ensemble dedito al Novecento e alle nuove scritture, Sanna ha esplorato territori complessi: Arpège di Donatoni, Tria ex uno di Haas, e composizioni nate appositamente per lui. Parallelamente, ha costruito un sodalizio umano e artistico con autori come Filippo Esposito, Carlo Putini e Giuseppe D’Amico, con i quali ha dato vita a progetti che uniscono musica e arti visive – da Pietre di una esposizione, ispirata allo scultore Pinuccio Sciola, fino a L’arrache Cœur, omaggio alla visione di György Ligeti.
Il percorso discografico è la naturale estensione di questo viaggio: Ammentos (Hat Hut Records, 2015) come diario intimo e interamente suo; poi l’imponente raccolta Compositori Sardi Contemporanei, la prima grande antologia dedicata alla nuova musica dell’isola. Più tardi Lands End (Col Legno, Vienna), con il suo orizzonte di confine e di libertà.
Oggi, guardando indietro, Claudio Sanna non parla di “carriera”, ma di “incontri”. Ogni progetto è stato un modo per comprendere meglio sé stesso e gli altri, ogni palcoscenico una tappa di un cammino verso l’essenza della musica: quella zona segreta dove l’ascolto diventa vita e la vita, inevitabilmente, diventa suono.
