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L’abbraccio di Tolè a Patrizia Gambari

Certe domeniche hanno il peso specifico dei ricordi che non svaniscono. Domenica 23 agosto 2026, a Tolè, ero lì. Non potevo mancare, perché Patrizia Gambari non è stata soltanto un’artista di talento cristallino e un’amica preziosa.

Stringere tra le mani la telecamera, in quei momenti, non è un mestiere: è un atto di resistenza emotiva. Mantenere la messa a fuoco mentre il groppo in gola minacciava di tradire ogni movimento è stato uno sforzo immane. Ogni inquadratura rubata alla commozione, ogni piano sequenza registrato con il respiro sospeso durante l’inaugurazione sono costati una fatica sottile, moltiplicata poi ore dopo nella solitudine della post-produzione, quando lo schermo del computer ti costringe a riavvolgere il nastro e a guardare dritto negli occhi ciò che vorresti solo poter abbracciare di nuovo.

Se quel video esiste e custodisce la memoria di quel giorno, lo si deve anche alla maestria e alle mani sapienti dellaScuola Scalpellini, capaci di strappare alla materia un’opera che sa di forza, libertà e di quella delicatezza che apparteneva solo a Patrizia. Un grazie sincero va inoltre aTina Zaccanti di Fontechiara di Tolè, per esserci sempre, custode preziosa di legami e radici.

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